MEMORANDUM SUL PORTICCIOLO (EDIZIONE FEBBRAIO 2010)
La storia del Porticciolo turistico di Santa Marinella parte dagli anni ’90.
L’esigenza era quella di potenziare e ristrutturare il porto, ma anche mettere ordine ad una gestione del tutto fuori controllo.
Le amministrazioni di quegli anni, tutte di centrodestra, pensarono di affidare tale compito a società private, ed in particolare ad una s.r.l allora definita Porto Odescalchi, facente capo all’Avv. Antonio D’Amelio e alla sua famiglia (basta digitare in google “conte Antonio D’Amelio” o “Roberto Memmo”). La società avrebbe dovuto ristrutturare la vecchia darsena (il porto attuale) e poi ampliare la struttura, mantenendone la gestione per 90 anni.
Il 21/12/’95 un D.P.C.M. (DECRETO DINI) attribuisce la competenza per il rilascio della concessione demaniale al Ministero delle Infrastrutture, definendo il porticciolo turistico di Santa Marinella come porto a rilevanza militare e sottraendone così la competenza alla Regione Lazio.
La cosa suscita molto scalpore in città e l’opposizione ferma di una parte della minoranza di centrosinistra, che vede in tale attribuzione una vera e propria truffa, un escamotage per accelerare le pratiche a favore della Porto Romano
Amministratori e società privata vanno però avanti e firmano, fra rinvii, polemiche, esposti e denunce della minoranza, vari atti tra il ‘96 e il ’98 mentre la Porto Odescalchi diviene Porto Romano S.p.a. e nell’aprile del 2002 presenta il progetto definitivo di ampliamento del porto, unitamente ad una bozza della convenzione urbanistica finalizzata al rilascio dei permessi a costruire.
Nello stesso anno i consiglieri di minoranza Dominici e Bucciarelli, il circolo P.R.C. e l’associazione Tirreno social forum scrivono un dossier dettagliato sulla vicenda dai toni molto duri.
Nel novembre del 2003 il Ministero delle Infrastrutture rilascia in effetti la concessione, per cui la Porto Romano diviene titolare della zona demaniale del porticciolo;
Nel febbraio 2004 il Comune di Santa Marinella (sindaco Bordicchia di centro destra) impugna la concessione demaniale rilasciata alla Porto Romano, soprattutto contestando la competenza al rilascio della concessione al Ministero delle infrastrutture (secondo il DECRETO DINI già nominato)
Le forze del centrosinistra chiedono l’intervento dei rappresentanti regionali. In un’assemblea pubblica del 2006, in particolare il rappresentante del P:R:C Luciani prende impegno affinché la Regione si adoperi contro il decreto Dini e per la restituzione della competenza alla Regione stessa. Non mancano altri contatti con altri rappresentanti regionali. Senza esito.
Le sentenze del TAR Lazio (novembre 2007) e del Consiglio di Stato (gennaio 2008) sono favorevoli alla Porto Romano
Forte di tali vittorie, la Porto Romano chiede la firma della convenzione urbanistica per l’ampliamento del porto. Iniziano lunghe trattative con la nuova amministrazione di centro destra, sindaco Roberto Bacheca PDL.
Nei mesi successivi, a più riprese la Porto Romano fa sulla stampa la voce grossa. Minaccia di esigere un commissario ad acta se gli amministrazioni non si sbrigano a portare in Consiglio Comunale la convenzione urbanistica per l’ampliamento del porticciolo
In realtà ci sono varie cose da sbrogliare; per esempio l’ipotesi di una variante urbanistica che costringerebbe a tornare in Consiglio comunale prima della convenzione, ma progressivamente prende corpo un’altra ipotesi: quella di abbandonare le procedure urbanistiche ordinarie per adottare la procedura dell’accordo di programma, per cui il Consiglio Comunale di fatto dà pieno mandato al sindaco e solo ratifica decisioni prese in “Conferenza dei servizi”. Inoltre cominciano a circolare ipotesi su un progetto diverso da quello autorizzato nel 2003. Si parla di 40 miniappartamenti dentro l’area portuale;
Il comune incarica un avvocato per redigere la convenzione; secondo specifica delibera di giunta, l’avvocato sarà pagato con i soldi che la Porto Romano corrisponderà al Comune per l’occasione;
Gli avvocati delle due parti (pagati entrambi dalla Porto Romano) lavorano per mesi, fino a che il 16 dicembre 2009 la S.P.A. consegna un nuovo progetto e la convenzione urbanistica ad esso collegata; fra le novità 10000 mc in più rispetto al primo progetto fra locali commerciali e appartamenti. La maggioranza non comunica a nessuno l’avvenuta presentazione del progetto; non viene convocata la commissione porto;
Il 23 dicembre, nel tardo pomeriggio, i consiglieri di minoranza ricevono la convocazione per il consiglio che dovrà discutere progetto e convenzione, convocato per il lunedì 28.
Il giorno dopo gli uffici chiudono alle 12. Segue Natale, Santo Stefano e una domenica.
I consiglieri di minoranza possono ritirare copia della convenzione solo la mattina del 28
La sera del Consiglio i consiglieri di minoranza chiedono un rinvio della seduta per studiare gli atti. La maggioranza non concede il rinvio e i consiglieri di minoranza abbandonano l’aula. La delibera che avvia le procedure dell’accordo di programma sul nuovo progetto viene votata dalla sola maggioranza, con l’assenza non casuale di due consiglieri (Pepe e Boelis). Rispetto al documento che ha portato in consiglio alle ore 21, la maggioranza, per iniziativa dell’assessore Vananzo Bianchi, propone a se stessa alle ore 23 svariati emendamenti. E anche questi se li vota da sola.